Tears of Change è a duo formato da Federico Baracco e Paolo Mantini.Entrambi hanno iniziato lo studio della musica classica all'età di 6 anni e attraverso la loro forte passione successivamente hanno deciso di iniziare il loro percorso di ricerca sonora insieme.Nati e cresciuti nell'Italia settentrionale, Paolo e Federico si incontrano all'età di 16 anni, insieme scoprono una forte passione per la musica elettronica, influenzata da generi underground come la Dub o la Detroit Techno. In seguito la loro determinazione li porterà a pubblicare le loro personali produzioni su importanti etichette discografiche come Rebirth, e ad esibirsi in importanti festival di caratura internazionale come l'Adam Dance Festival.

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Suonare è un po’ come raccontare una storia, in particolar modo quella di noi stessi, noi musicisti. Nel mondo musicale odierno è molto complesso etichettare un artista con un determinato genere, e sempre più è indispensabile essere aperti a nuove influenze e sperimentazioni. Quanto influisce tutto ciò nei vostri set e nelle vostre produzioni?

Generalmente tendiamo ad evitare di incanalare la nostra musica in un genere predefinito, tutto ciò rischierebbe di limitare la nostra intuizione. La passione per la musica è nata senza alcun dubbio dalla musica classica, che per anni ha accompagnato il nostro percorso artistico, ma le sfumature sonore che ci definiscono oggi giorno sono molteplici e risulterebbe veramente complesso catalogare le nostre produzione e live set in un singolo genere!Riteniamo fondamentale, sia per quanto riguarda la produzione ma anche per i live set, il coinvolgimento del pubblico, la sua reazione, grazie all'originalità delle produzioni che sorvola ogni stereoptipo musicale. E' fondamentale che l'ascoltatore si senta partecipe, come se fosse accanto a noi dietro la console.

Da anni ci si chiede quale sia la chiave che permette ad un artista di pervadere l’anima dell’ascoltatore con la propria musica. C’è un segreto?

L'impatto con il pubblico è fondamentale, ma non c'è nessuna regola, poichè la produzione musicale è un pò come un flusso di coscienza, non gli si da delle regole predefinite. Tendiamo semplicemente a trovare una drammaturgia, che guidi il suono e la sua evoluzione con coerenza dall'inizio sino alla fine.

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Come si concretizza una tua idea musicale? E’ uno sviluppo prettamente intuitivo o in gran parte strutturato?

L’idea di partenza nasce da un’intuizione, ad esempio ascoltando un disco , leggendo un libro, da un' esperienza di vita quotidiana oppure da un' immagine astratta.Preparata una bozza stesa attraverso un software, cominciamo a strutturarla in maniera precisa, arricchendola ritmicamente attravero delle drum machine e armonicamente con dei sintetizzatori, che da anni accompagnano il nostro processo creativo.