REBIRTH: MUSICA PURA, AUTOBIOGRAFIA DI UN ARTISTA.

Rebirth è ormai da anni un punto di riferimento per innumerevoli artisti che vogliono concretizzare le proprie idee musicali in un contesto elettronico ben preciso. Potresti descrivere nel dettaglio dove e quando è nata la tua l’idea di fondare un’ etichetta discografica?

Ho creato Rebirth Records nel 2006, ma ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo nel 1998, quando grazie al grande Fabio Bacci ho imparato alcuni aspetti di questo settore ed ho mosso i primi passi in studio producendo alcuni remix per la storica label americana Easy Street. Mi stavo laureando in economia, ma il desiderio di continuare nella musica era grande. Così nel 2001 ho iniziato a collaborare con una delle label emergenti nella mia zona, Oxyd Records. Il mio compito era quello di ricercare pezzi musicali forti per il mercato, scoprire nuovi artisti e sviluppare delle strategie promozionali. Sono stati anni ricchi di soddisfazioni, l'etichetta era sulla bocca di tutti grazie al suo stile originale, i dischi suonati da tutti, nei clubs e nelle principali radio inglesi, tra cui BBC, Radio1,  e seguiti dal successo commerciale di vendita, raggiungendo la Top5 dei singoli più venduti in Uk. Il successo mi stava però allontanando da ciò che io cercavo nella musica, e dentro di me si stava affermando la necessità di creare qualcosa di mio, l'esigenza di seguire appieno il mio gusto, senza alcun compromesso.  Era il 2006 quando ho deciso di fondare la Rebirth, che significava per me 'rinascita' o, meglio ancora, 'rivincita'.

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La tendenza generale è quella di ricerca di un suono sempre nuovo, mai scontato e accattivante. Quale è il tuo approccio con le nuove tecnologie e come, attraverso di esse, elabori del materiale che possa suscitare interesse?

Fin dall’inizio ho cercato di non seguire i trend e le mode del momento, ma di costruire un mio stile riconoscibile che, partendo dalle radici della house music, unisse il calore di una melodia o di una canzone alle nuove tecnologie. Rebirth è una label eclettica, mi ha sempre stimolato la contaminazione tra i generi musicali, e ho sempre rifiutato  di esserne etichettato in uno. Questo si sente anche in molte produzioni, dove strumenti suonati (pianoforte, violino, basso) si uniscono a sonorità elettroniche, sia un brano da ascolto a 90 battute al minuto o una track prodotta per il dancefloor. In questo lavoro sono sempre alla ricerca di qualcosa che vada al di là del tempo, qualcosa che immagino potrò ascoltare anche tra 20 o 40 anni.

Che ruolo gioca l’intuizione nel tuo lavoro?

Direi che è fondamentale in questo lavoro. In un mondo in continua evoluzione, l'intuizione è la capacità di capire e anticipare prima degli altri, un nuovo gusto che sta per nascere, un meccanismo di mercato, uno stile musicale, o qualche altro elemento innovativo che inizia ad influenzare la produzione artistica.E' la dote che tutti vorrebbero avere per anticipare i tempi.

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Nella tua musica quanto è significativo il “concetto” in relazione all’estetica? La logica su cui si basa il tuo lavoro riguarda in particolare “l’identificazione sonora” oppure si rivolge anche ad una logica formale precostituita?

In ogni opera d'arte penso si parta da una logica formale precostituita, anche quando poi sembra del tutto assente. Ovviamente il mio lavoro si basa in particolare “sull'identificazione sonora”, che riveste un ruolo importante dal punto di vista estetico. Ma come dicevo, scavando un po' penso non sia difficile individuarne i messaggi.

Nella musica elettronica, specialmente nel genere “techno”, la ripetizione non è soltanto da intendersi come puro concetto formale, ma più che altro come un’ effetto che porti gli ascoltatori in una sorta di spirale temporale che possa alterare la concezione del tempo e dello spazio. Come ti poni nei confronti della musica elettronica come concetto “spirituale”?

Non sono un accanito seguace delle nuove tecnologie e nemmeno un grande estimatore della musica che spesso ha come unico scopo l'alterazione della concezione spazio-temporale. Tra questi due aspetti ci sono tanti temi che hanno le loro radici nella realtà e danno libertà d'interpretazione all'espressione e alla creatività di ogni artista, libero nuovamente di interpretare la realtà senza etichettature ideologiche. La musica deve trasmettere, comunicare, emozionare anche se è elettronica e prodotta solo con un computer e dei sintetizzatori.

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Il progresso tecnologico è inarrestabile, di conseguenza è sempre più facile trovare nuovi percorsi tendenti alla sperimentazione. Ti sei mai affacciato al mondo della programmazione musicale? Quale è il tuo rapporto con l’idea di sperimentazione, che esula dal mondo elettronico quotidiano, in relazione al tuo lavoro? Con quali metodi di ricerca ti interfacci per ampliare lo spettro sonoro delle tue composizioni?

Sono trascorsi dieci  anni dalla prima release, molto è cambiato, le tecnologie corrono all’impazzata. Tutti sono alla ricerca di qualcosa di nuovo per stupire. Come ho detto in precedenza, non sono un grande sperimentatore in questo senso, sono piuttosto legato ad un mio metodo e stile, non so se è un difetto o un pregio, ma è il mio modo di essere e di lavorare. Ciò che è rimasto intatto è la passione, lo spirito di ricerca, il desiderio di provare una sensazione ascoltando un brano musicale, aspetto fondamentale per creare un percorso, una propria identità e farla crescere nel tempo.

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Rebirth ha recentemente portato alcuni dei propri artisti ad esibirsi in uno dei contesti più importanti del mondo per quanto riguarda la musica elettronica: l’Amsterdam Dance Festival. Quali progetti ti proponi per il futuro di Rebirth?

E' stato un altro anno magico: la release di ‘Rebirth 10 Remixed’,  ha racchiuso  alcuni remix dei classici della label nei primi 10 anni ad opera di nomi quali Ron Trent, Red Axes, Roy Davis Jr, Palms Trax, Borrowed Identity, Fouk e in particolare il remix di Rampa dei Pastaboys Feat. Osunlade, che è stata una delle hit da club del 2017.  Inoltre c'è stata la pubblicazione del mio singolo in collaborazione con Robytek e Sal P e Dennis Young dei Liquid Liquid, band di culto della scena newyorchese alternativa dei primi anni ’80, remixato dai Paranoid London e Trevor Jackson, oltre ai singoli di Michel Cleis e Paolo Mantini. Abbiamo in serbo grosse sorprese per il 2018, grandi releases e un team forte che crede in questa etichetta. Lancerò inoltre una nuova etichetta per ristampare classici e rarità della musica italo cosmic disco. Non ho direttamente vissuto questo periodo, ma da sempre ne son stato fortemente affascinato. Andrò a ricercare nel passato, anche grazie all’aiuto de suoi protagonisti principali, per cercare di riscoprire e riproporre un genere musicale che è tornato a influenzare gran parte della musica dance attuale e il suono di molti dei produttori del momento. Questo sabato 2 dicembre debutteremo al Dude club di Milano con uno speciale showcase nell’Osservatorio Astronomico. Suonero’ insieme al grande Daniele Baldelli, un maestro che con il suo unico stile continua a stupirci e ad emozionarci.